Molte persone pianificano con cura un viaggio di due settimane: itinerario, alberghi, budget. Molte meno pianificano con la stessa cura una fase della vita che può durare vent’anni o più: la pensione. Eppure gli strumenti per farlo sono semplici, e la parte più importante è cominciare.
Quanto servirà
Il primo passo è stimare il fabbisogno: quanto servirà ogni mese per vivere come si desidera. Il punto di partenza è il tenore di vita attuale, corretto con qualche ragionamento:
- alcune spese diminuiscono: i costi legati al lavoro, il mutuo se sarà estinto, il risparmio per i figli;
- altre possono aumentare: la salute, i viaggi e il tempo libero nei primi anni, l’assistenza negli ultimi;
- l’inflazione riduce il potere d’acquisto anche della pensione: come hai visto nel percorso sulle basi, in vent’anni anche un’inflazione moderata pesa molto.
Come prima approssimazione molti pianificatori considerano un fabbisogno pari al 70–80% del reddito netto attuale, ma una stima personale, costruita voce per voce, è sempre più affidabile.
Quanto arriverà, e quanto manca
Il secondo passo è stimare la pensione pubblica, con le simulazioni disponibili nell’area personale del sito dell’INPS o della propria cassa di previdenza. Il rapporto con l’ultimo reddito è il tasso di sostituzione visto nella prima lezione.
Il confronto tra le due stime dice quanto manca. Facciamo un esempio illustrativo.
Vedi i dati in tabella
| Euro al mese | |
|---|---|
| Reddito netto attuale | 2500 € |
| Fabbisogno in pensione | 2000 € |
| Pensione pubblica stimata | 1500 € |
Fonte: Esempio illustrativo
Nell’esempio mancano 500 euro al mese, cioè 6.000 euro l’anno. Su vent’anni di pensione sono 120.000 euro, senza considerare l’inflazione e il rendimento delle somme ancora investite. È la cifra che il patrimonio dovrà integrare.
Come si colma il divario
Le leve sono quelle che hai incontrato lungo i percorsi:
- il tempo: chi comincia a 35 anni ha davanti tre decenni di crescita composta; chi comincia a 55 ne ha uno. Il calcolatore del costo dell’attesa mostra bene la differenza;
- la previdenza complementare, con i suoi vantaggi fiscali e, per molti dipendenti, il contributo del datore di lavoro;
- gli investimenti personali, con un’asset allocation coerente con l’orizzonte;
- l’età di uscita: nel sistema contributivo, uscire più tardi aumenta la pensione, perché il coefficiente di trasformazione è più alto e si versano contributi più a lungo;
- il patrimonio esistente, ad esempio un immobile che potrebbe produrre un reddito o essere ridimensionato.
Per stimare a quale capitale puntare e quanto versare, puoi usare i calcolatori dell’obiettivo patrimoniale e degli anni di autonomia negli Strumenti.
Durante la pensione: far durare il patrimonio
Arrivati alla pensione cambia la prospettiva: non si accumula più, si preleva. È la fase di decumulo, e porta con sé sfide nuove:
- il rischio di longevità: nessuno sa quanto vivrà, e a 65 anni la speranza di vita in Italia supera in media i vent’anni. Il patrimonio deve essere pensato per durare, con stime prudenti;
- il rischio di sequenza: forti cali dei mercati nei primi anni di prelievo pesano di più, perché si vende mentre i prezzi sono bassi. Per questo è utile tenere da parte una riserva per i prelievi dei primi anni;
- l’inflazione, che continua a lavorare anche in pensione.
Con questa lezione hai completato il percorso Previdenza e futuro. La pianificazione, però, non riguarda solo il risparmio: riguarda anche ciò che potrebbe interromperla. È il tema del percorso Proteggere ciò che conta.
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