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Paolo Zamara

Previdenza e futuro · Lezione 1 di 3

Il sistema pensionistico italiano

9 minuti Livello intermedio Quiz finale

Quanto prenderai di pensione? È una domanda che molti rimandano: sembra lontana, complicata, un po’ sgradevole. Eppure dalla risposta dipende il tenore di vita di una parte importante della vita, che per molti può durare vent’anni e più. Il primo passo per rispondere è capire come funziona il sistema.

I tre pilastri della previdenza

La previdenza in Italia si regge su tre pilastri:

  • il primo pilastro, pubblico e obbligatorio: la pensione erogata dall’INPS o, per molti liberi professionisti, dalle casse di previdenza di categoria;
  • il secondo pilastro, la previdenza complementare collettiva: i fondi pensione legati a un contratto di lavoro o a una categoria;
  • il terzo pilastro, la previdenza complementare individuale, a cui si aderisce per scelta personale.

In questa lezione ci concentriamo sul primo pilastro. Al secondo e al terzo è dedicata la prossima.

Un patto tra generazioni

Il sistema pubblico italiano funziona a ripartizione: i contributi versati oggi da lavoratori e imprese non vengono accantonati in un conto personale, ma servono a pagare le pensioni di oggi. Quando andrai in pensione tu, saranno i lavoratori di allora a pagare la tua.

È un patto tra generazioni, che regge finché il rapporto tra chi lavora e chi è in pensione resta equilibrato. L’allungamento della vita e il calo delle nascite rendono questo equilibrio più delicato, ed è anche per questo che negli ultimi trent’anni il sistema è stato riformato più volte.

I contributi sono una quota rilevante della retribuzione.

33%

L’aliquota contributiva per la pensione dei lavoratori dipendenti, calcolata sulla retribuzione lorda e ripartita tra datore di lavoro e lavoratoreFonte: INPS

Dal retributivo al contributivo

Il cambiamento più importante riguarda il modo in cui si calcola la pensione.

  • Con il metodo retributivo, in vigore in passato, la pensione era legata alla media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro. Era generoso, soprattutto per chi aveva avuto una carriera in crescita.
  • Con il metodo contributivo, introdotto dalla riforma del 1995 ed esteso a tutti per i contributi versati dal 2012, la pensione dipende da quanto si è versato durante tutta la vita lavorativa.

Nel sistema contributivo i contributi formano un montante, una sorta di salvadanaio virtuale, che ogni anno viene rivalutato in base all’andamento dell’economia. Al momento del pensionamento il montante si trasforma in pensione attraverso un coefficiente di trasformazione, che è più alto quanto più tardi si va in pensione, perché la pensione verrà pagata per meno anni.

Molti lavoratori di oggi hanno una pensione calcolata in parte con il vecchio metodo e in parte con il nuovo, a seconda di quando hanno iniziato a lavorare. Chi ha cominciato dal 1996 in poi è interamente nel contributivo.

Quando si va in pensione

Le due strade principali, con i requisiti in vigore nel 2026, sono:

  • la pensione di vecchiaia, a 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi;
  • la pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Esistono poi diverse forme di uscita anticipata riservate a categorie specifiche, che cambiano spesso con le leggi di bilancio. I requisiti, inoltre, sono collegati per legge all’aumento della speranza di vita e possono essere aggiornati nel tempo.

Il tasso di sostituzione

Il dato più utile per pianificare è il tasso di sostituzione: il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo reddito da lavoro. Se guadagni 2.000 euro netti al mese e la tua pensione sarà di 1.400, il tasso di sostituzione è del 70%.

Con il passaggio al contributivo, per molti lavoratori, in particolare per chi ha carriere discontinue, inizia a lavorare tardi o ha redditi molto variabili, il tasso di sostituzione sarà più basso di quello delle generazioni precedenti. Non è una previsione catastrofica: è un dato da conoscere per tempo.

Il modo più semplice per iniziare è consultare la propria posizione contributiva e le simulazioni disponibili nell’area personale del sito dell’INPS o della propria cassa di previdenza.

Nella prossima lezione vediamo lo strumento pensato proprio per integrare la pensione pubblica: la previdenza complementare.

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Mettiti alla prova

4 domande · le risposte restano sul tuo dispositivo

  1. 1.Che cosa significa che il sistema pensionistico pubblico funziona «a ripartizione»?
  2. 2.Con il metodo contributivo, da che cosa dipende soprattutto l’importo della pensione?
  3. 3.Che cos’è il tasso di sostituzione?
  4. 4.Perché conviene stimare la propria pensione futura con largo anticipo?

La lezione è segnata come completata. Puoi ripetere il quiz quando vuoi.

Contenuto a scopo informativo ed educativo: non costituisce consulenza personalizzata né raccomandazione su strumenti finanziari. Note legali