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Paolo Zamara

A Mercati Chiusi

Il punto settimanale su mercati, economia e geopolitica

22–27 giugno 2026

A Mercati Chiusi · Numero 003

Hormuz, il corridoio che muove il mondo

Uscito il 28 giugno 2026 5 min di lettura

I tre punti della settimana

  1. 1Dallo Stretto di Hormuz passa un quarto del petrolio mondiale
  2. 2I transiti riprendono al 75% dei livelli prebellici e il greggio scende
  3. 3Lo spread BTP-Bund, termometro del rischio Italia
In questo numero
  1. La Lettera
  2. Mercati della Settimana
  3. Tema della Settimana
  4. Insight del Consulente
  5. Concetto della Settimana
  6. Take Away

La Lettera

Questa settimana i mercati ci hanno ricordato che basta un corridoio d’acqua largo 54 chilometri per spostare miliardi. Lo Stretto di Hormuz è tornato al centro della scena geopolitica, e con lui il petrolio ha fatto segnare il calo settimanale più netto degli ultimi mesi. Da Washington, nel frattempo, arrivano nuove minacce di dazi — stavolta puntate sull’Europa e sulla sua web tax. Sullo sfondo, Wall Street balla sul filo del rasoio: Nasdaq in forte ribasso, tecnologia sotto pressione, e un’estate che si preannuncia tutt’altro che tranquilla. In questo numero trovi anche un approfondimento su uno degli indicatori che più riguarda noi italiani: lo spread BTP-Bund.


Mercati della Settimana

È stata una settimana dura per chi aveva in portafoglio titoli tecnologici. Il Nasdaq ha ceduto il 4,6%, il peggior calo settimanale da diversi mesi, trascinato da una rotazione massiccia degli investitori verso settori più difensivi — utilities, sanità, beni di consumo. L’S&P 500 ha resistito meglio, perdendo circa il 2% e chiudendo a quota 7.354 punti. Il Dow Jones ha fatto il controcorrente: +0,6%, segno che la rotazione verso titoli “value” è già in atto.

In Europa, Piazza Affari ha sofferto più di tutte: il FTSE MIB ha ceduto circa il 3% nell’arco della settimana, penalizzato da alcune prese di profitto nel settore difesa dopo una corsa prolungata.

Sul fronte obbligazionario, c’è una notizia positiva per i risparmiatori italiani: lo spread BTP-Bund è rimasto stabile a 74 punti base, con il rendimento del decennale italiano intorno al 3,58%. Il Treasury USA a 10 anni si è attestato al 4,39%, in calo di 7 punti base sulla settimana — segnale che i mercati americani iniziano a percepire qualche incertezza sull’economia USA.

Protagonista assoluto della settimana tra le materie prime è stato il petrolio: il Brent ha perso oltre il 9%, scendendo a circa 74 dollari al barile (WTI a 70,83$), il calo settimanale più netto in mesi. Il motivo è chiaro: lo Stretto di Hormuz si sta riaprendo, e il mercato ha immediatamente rivalutato il rischio geopolitico sull’offerta.

Sull’euro/dollaro, la coppia ha chiuso intorno a 1,145, il livello più basso da metà marzo, con un calo settimanale di circa l’1%. Il dollaro ha beneficiato dell’incertezza globale e della retorica commerciale di Trump.


Tema della Settimana

Hormuz: il corridoio che muove il mondo

I fatti

Lo Stretto di Hormuz — quella striscia d’acqua tra Iran e Oman attraverso cui transita circa il 20-25% del petrolio mondiale — è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Dopo i progressi nei colloqui di pace tra USA e Iran, i transiti marittimi hanno ripreso a circa il 75% dei livelli prebellici, con le prime navi scortate dalla Marina Italiana e dalla US Navy già in transito il 21 giugno. L’Iran, però, non intende rinunciare alla sua leva strategica: il Parlamento di Teheran sta valutando l’introduzione di pedaggi per le navi in transito, sul modello dei Dardanelli turchi. Si parla di circa 1 dollaro per barile trasportato, pagabile in criptovaluta. JP Morgan ha stimato che questo sistema potrebbe fruttare all’Iran tra 70 e 90 miliardi di dollari l’anno.

Perché conta per la finanza

Un cambiamento strutturale nelle regole di transito di Hormuz non significa solo un rincaro alla pompa di benzina. Significa una ricalibrazione permanente dei costi energetici globali, con ricadute su inflazione, margini aziendali e — di conseguenza — sulle decisioni di politica monetaria delle banche centrali. La settimana si è chiusa con il petrolio in forte ribasso proprio perché la riapertura dello Stretto ha tolto un premio di rischio che il mercato aveva incorporato nei prezzi.

La mia opinione

Non mi aspetto un’implementazione rapida del pedaggio — ci sono ostacoli legali enormi (l’IMO ha già dichiarato incompatibile con il diritto internazionale qualsiasi limitazione alla libertà di navigazione). Ma per chi investe, la lezione di questa settimana è chiara: il prezzo del petrolio non si muove solo sulla domanda e sull’offerta. Si muove sulla percezione del rischio. E in un contesto geopolitico così instabile, è saggio non ignorare l’esposizione ai settori energetici — o la sua assenza — nel proprio portafoglio.

Insight del Consulente

Mi ha colpito molto la reazione degli investitori retail alle notizie di Micron questa settimana. I risultati trimestrali del colosso americano dei chip di memoria sono stati semplicemente eccezionali: 41 miliardi di dollari di ricavi contro i 35 miliardi attesi da Wall Street, utili per azione del 22% sopra le stime. Il titolo è salito del 15-16% in una sola sessione. Eppure il Nasdaq ha continuato a scendere.

Un cliente mi ha scritto: “Ma se i risultati sono così buoni, perché il mercato tech scende?”

È la domanda giusta. La risposta è che il mercato non fotografa il presente — anticipa il futuro. Quando un settore ha corso molto, le aspettative già incorporate nei prezzi sono altissime. In quel contesto, anche notizie eccellenti possono deludere il mercato se non “sorprendono abbastanza”. Capire questa dinamica è fondamentale per non reagire d’impulso alle notizie e per evitare di comprare sull’euforia o vendere nel panico.


Concetto della Settimana

Scheda didattica

Lo spread BTP-Bund: il termometro del rischio Italia

Definizione

Questa settimana lo spread BTP-Bund è rimasto stabile a 74 punti base. Ma cosa significa davvero?

Definizione

Lo spread BTP-Bund è la differenza tra il rendimento del titolo di Stato italiano a 10 anni (il BTP) e quello del titolo di Stato tedesco a 10 anni (il Bund). Si misura in “punti base”: 100 punti base equivalgono a 1 punto percentuale. Con uno spread a 74 bp, significa che l’Italia paga lo 0,74% in più della Germania per finanziarsi sul mercato.

Perché è importante

Il Bund tedesco è considerato l’asset “privo di rischio” dell’Eurozona, il riferimento sicuro per eccellenza. Quando gli investitori internazionali hanno meno fiducia nell’Italia — nella sua crescita, nella stabilità politica, nella capacità di gestire il debito pubblico — chiedono un rendimento più elevato per comprare BTP. Lo spread sale. Quando la fiducia migliora, lo spread scende.

Esempio numerico

Immagina di chiedere un mutuo a due banche diverse. Se hai un reddito stabile e una bassa esposizione debitoria, ti applicano un tasso dell’3%. Se ti percepiscono come più rischioso, ti chiedono il 3,74%. È esattamente questa logica che il mercato applica ogni giorno a Italia e Germania: lo spread è il “premio per il rischio” che gli investitori esigono per scegliere l’Italia rispetto alla Germania.

In una riga

Uno spread a 74 bp è un livello storicamente contenuto. Nei momenti di crisi acuta — come nel 2011 durante la crisi del debito sovrano — lo spread era arrivato a 580 punti base. Monitorarlo è utile non solo come indicatore macroeconomico: se hai BTP nel portafoglio, devi sapere che quando lo spread sale, il prezzo dei tuoi BTP scende. Non è un’emergenza, è semplicemente la meccanica del mercato obbligazionario.

Take Away

Una settimana ricca di segnali: un mercato tecnologico che corregge nonostante i fondamentali, un petrolio che cala di quasi il 10% per una stretta geopolitica che si allenta, e nuove tensioni commerciali tra USA e UE. Orientarsi non è semplice, e capire quali di questi segnali riguardano davvero la tua situazione è un esercizio che vale la pena fare con calma.

Sono qui per questo, e il primo confronto è sempre senza impegno.

Buona settimana, Paolo

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