A Mercati Chiusi · Numero 014
Mar Rosso e petrolio ai massimi da cinque mesi
Uscito il 13 settembre 2026 4 min di lettura
I tre punti della settimana
- 1Gli Houthi occupano il porto di Mokha, vicino a Bab al-Mandeb
- 2L’Arabia Saudita chiude per precauzione l’oleodotto Est-Ovest
- 3Shock di offerta e shock di domanda: perché la differenza conta
La Lettera
Ho chiuso questa settimana con il prezzo del petrolio più alto degli ultimi cinque mesi ancora negli occhi, e con una domanda che mi hanno posto in tanti, in modi diversi: come fa una banca centrale ad alzare i tassi mentre la crescita resta fragile? Ve la spiego, insieme al resto di una settimana densa — dal Mar Rosso a Piazza Affari, passando per un riacquisto di titoli del Tesoro USA che non ha convinto nessuno.
Mercati della Settimana
Settimana nervosa più nella sostanza che nei numeri finali: l’S&P 500 chiude venerdì a 7.657 punti (+0,86%) e il Nasdaq a 26.333 (+0,96%), ma in mezzo c’è stata una seduta pesante, con Wall Street piegata dall’impennata dell’energia e dai timori su una Fed meno accomodante. In Europa il Ftse Mib si avvia verso la peggiore settimana da aprile, appesantito da rendimenti sovrani ai massimi; lo Stoxx 600 continentale tiene meglio, +0,3% a 637,6 punti. Sul fronte obbligazionario il Btp decennale rende il 4,38%, con lo spread contro Bund tornato sopra gli 87 punti base dopo oscillazioni tra 81 e 84; negli Stati Uniti il decennale sale al 4,95%, massimo dal 2023, e il trentennale al 5,34%, livello che non si vedeva dal 2004, nonostante un riacquisto di titoli del Tesoro che non ha convinto il mercato. L’euro resta fermo sul dollaro, area 1,164, in attesa della Bce. Il vero terremoto è nel petrolio, con il Brent salito fino quasi a 110 dollari, e nell’oro, che tiene sopra i 4.400 dollari l’oncia.
Tema della Settimana
I fatti
Tra il 9 e il 12 settembre le milizie Houthi hanno occupato il porto yemenita di Mokha e l’isola di Mayun, punti chiave vicino allo Stretto di Bab al-Mandeb, mentre l’Arabia Saudita ha chiuso in via precauzionale l’oleodotto Est-Ovest — 7 milioni di barili al giorno di capacità — dopo attacchi con droni lanciati dall’Iraq contro le regioni di Riad e Medina. Nello stesso arco di tempo il Brent è salito fino a quasi 110 dollari, il livello più alto da maggio, con un rialzo superiore al 30% dai minimi di inizio agosto.
Perché conta per la finanza
L’Arabia Saudita aveva costruito proprio in quell’oleodotto la propria via di fuga dallo Stretto di Hormuz, il vero collo di bottiglia del petrolio mondiale — vederlo colpito significa che anche il “piano B” saudita è sotto attacco. Ed è in questo contesto che giovedì la Bce ha alzato i tassi per la seconda volta dall’apertura del ciclo a giugno, portandoli al 2,50%, rivedendo al rialzo le stime di inflazione per il 2027-2028 pur migliorando quelle di crescita, e rifiutandosi di indicare la rotta futura.
La mia opinione
Ad occhio sembra un paradosso, alzare i tassi mentre la produzione industriale tedesca cala e la crescita resta fragile, ma non lo è. Quando il rincaro viene dall’energia e non dai consumi, una banca centrale non può spegnere la causa: può solo evitare che diventi un’abitudine nei prezzi di tutto il resto. Per chi ha un portafoglio, il punto non è indovinare se lo shock durerà settimane o mesi, ma verificare quanto quel portafoglio dipenda da uno scenario di tassi in discesa che, almeno per ora, sembra rimandato.
Insight del Consulente
Mercoledì sera mi ha scritto una cliente che seguo da tre anni, giusto qualche riga: aveva visto il rendimento del trentennale americano salire ai massimi dal 2004 e voleva sapere se doveva vendere il fondo obbligazionario che teniamo in portafoglio. Prima di risponderle ho riaperto la scheda del fondo e guardato la duration — poco più di tre anni, concentrata su scadenze brevi. Le ho scritto che sì, il fondo avrebbe risentito del movimento, ma in modo contenuto: una perdita stimabile attorno all’1%, non la voragine che temeva leggendo i titoli sui giornali. Il giorno dopo mi ha richiamato più tranquilla, ma con una domanda migliore della prima: perché avevamo scelto quella duration bassa mesi fa, quando ancora nessuno parlava di rendimenti così alti. Le ho risposto che non lo sapevamo nemmeno noi che sarebbe successo questo: un portafoglio costruito bene non ha bisogno di indovinare il futuro per proteggersi da lui.
Concetto della Settimana
Scheda didattica
Shock di Offerta vs Shock di Domanda
Definizione
Uno shock di offerta è un rincaro causato da una riduzione della capacità produttiva o della fornitura di un bene — il petrolio che sale perché un oleodotto è fermo, non perché il mondo consuma più energia. Uno shock di domanda nasce invece da un eccesso di richiesta rispetto a un’offerta stabile, come quando l’economia surriscalda e i consumi corrono più della capacità produttiva.
Perché è importante
La distinzione cambia la risposta giusta di politica monetaria. Di fronte a uno shock di domanda, alzare i tassi ha senso: raffredda i consumi e frena i prezzi alla radice. Di fronte a uno shock di offerta puro, alzare i tassi non risolve la causa — non si può “raffreddare” un oleodotto sabotato — ma evita che il rincaro diventi un’abitudine nei prezzi di tutto il resto.
Esempio numerico
Questa settimana l’Opec ha tagliato per la quinta volta consecutiva la stima di crescita della domanda mondiale di petrolio per il 2026, eppure il Brent è salito di oltre il 30% dai minimi di agosto. Domanda che si indebolisce e prezzo che sale nello stesso momento è proprio la firma tipica di uno shock di offerta, non di uno shock di domanda.
In una riga
Quando i prezzi salgono, prima di chiedersi “quanto durerà”, conviene chiedersi “da dove viene l’aumento”: la risposta cambia radicalmente cosa aspettarsi dalle banche centrali e come proteggere un portafoglio.
Take Away
Tra un oleodotto saudita fermo, una Bce che alza i tassi senza promettere nulla per il futuro e un Tesoro Usa che fatica a calmare i rendimenti, il filo di questa settimana è che le cause contano più delle conseguenze quando si tratta di reagire.
Buona settimana, Paolo
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