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Paolo Zamara

A Mercati Chiusi

Il punto settimanale su mercati, economia e geopolitica

31 agosto – 5 settembre 2026

A Mercati Chiusi · Numero 013

Medio Oriente, si torna allo scontro aperto

Uscito il 6 settembre 2026 4 min di lettura

I tre punti della settimana

  1. 1Raid americani in Iran e risposta di Teheran contro le basi nella regione
  2. 2Il petrolio come canale diretto tra geopolitica e portafoglio
  3. 3La duration obbligazionaria
In questo numero
  1. La Lettera
  2. Mercati della Settimana
  3. Tema della Settimana
  4. Insight del Consulente
  5. Concetto della Settimana
  6. Take Away

La Lettera

Con il ponte del Labor Day americano i mercati si sono mossi a ranghi ridotti, ma non certo con calma. Tra un’escalation militare in Medio Oriente e un dato sul lavoro USA che ha spiazzato quasi tutti gli analisti, questa è stata una settimana in cui le notizie hanno viaggiato più veloci delle certezze. Vi porto attraverso i numeri, ma soprattutto attraverso quello che c’è dietro: perché a volte il dato conta meno della reazione che genera.

Mercati della Settimana

Guardando solo i numeri di chiusura settimanale, sembra quasi una settimana tranquilla: S&P 500 +0,1%, Nasdaq +0,4%, Dow Jones -0,3%. Sotto la superficie, però, parecchia turbolenza: venerdì un calo secco (S&P -0,4%, Dow -272 punti) dopo un dato sull’occupazione USA molto più forte del previsto — 162.000 nuovi posti contro i 53.000 attesi, disoccupazione ferma al 4,1%. Un dato buono per l’economia, ma letto dai mercati come un ostacolo per la Fed, che deve già fare i conti con un’inflazione al 3,7% (indice PCE) e ora ha meno margine di manovra.

Sul fronte obbligazionario, il Treasury USA a 10 anni oscilla intorno al 4,75-4,78%, mentre lo spread BTP-Bund si è allargato fino a 83 punti base per poi rientrare a 81. L’euro resta stabile sul dollaro, in area 1,16. Il vero movimento della settimana è stato il petrolio: il Brent ha toccato i 96 dollari al barile per poi ripiegare verso i 95, sull’onda della nuova escalation tra Stati Uniti e Iran di cui parlo qui sotto.

Tema della Settimana

I fatti

Tra il 1° e il 2 settembre gli Stati Uniti hanno condotto raid aerei contro obiettivi legati ai Guardiani della Rivoluzione in Iran, colpendo sistemi di difesa e infrastrutture costiere. Teheran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro basi statunitensi in Kuwait, Giordania, Iraq, Bahrein ed Emirati. Il conflitto, che covava da mesi, è tornato bruscamente a livelli di scontro aperto.

Perché conta per la finanza

Il petrolio è il canale di trasmissione più diretto tra geopolitica e portafoglio. Un Brent sopra i 95 dollari, se dovesse consolidarsi, alimenta l’inflazione importata proprio mentre la Fed valuta se alzare i tassi anziché tagliarli, come molti si aspettavano solo qualche mese fa. Una combinazione delicata: shock geopolitico, inflazione persistente, banca centrale con le mani meno libere del previsto.

La mia opinione

Il mio punto di vista è che questo genere di eventi va tenuto d’occhio senza farsene guidare le decisioni. La correlazione tra prezzo del petrolio e portafoglio azionario o obbligazionario esiste, ma raramente giustifica un cambio di rotta improvviso: chi ha costruito un’allocazione pensata per attraversare anche fasi di volatilità geopolitica ha già, nella struttura del portafoglio, gli strumenti per assorbire questo tipo di scossoni.

Insight del Consulente

C’è una cosa che ho imparato a mie spese, non da un cliente ma osservando me stesso nei primi anni di questo mestiere: la tentazione più forte non arriva quando i mercati crollano, ma quando cambiano narrativa da un giorno all’altro. Fino a poche settimane fa la conversazione dominante era “quando taglierà la Fed”, e improvvisamente si è ribaltata in “rischia di alzare i tassi”. Ricordo bene la prima volta che mi è capitato di seguire un cambio di scenario così brusco, agli inizi della carriera: passai una sera intera a rileggere report su report, convinto che dovessi rivedere qualcosa nei portafogli dei clienti prima dell’apertura del giorno dopo. Non serviva. La lezione che mi porto dietro da allora è che il lavoro serio si fa quando si costruisce l’allocazione, non quando la narrativa cambia: se il portafoglio è pensato per reggere sia lo scenario dei tagli sia quello dei rialzi, una sera di titoli contrastanti non dovrebbe mai tradursi in una notte insonne — né per me, né per chi si affida al mio lavoro.

Concetto della Settimana

Scheda didattica

La Duration Obbligazionaria

Definizione

La duration è una misura che indica quanto è sensibile il prezzo di un’obbligazione (o di un fondo obbligazionario) alle variazioni dei tassi di interesse. In parole semplici: più la duration è alta, più il prezzo del titolo si muove quando i tassi cambiano.

Perché è importante

In una settimana come questa, con il mercato che comincia a scommettere su un possibile rialzo dei tassi Fed invece che su un taglio, capire la duration del proprio portafoglio obbligazionario fa la differenza tra subire una svalutazione temporanea o esserne quasi immuni.

Esempio numerico

Un’obbligazione con duration 7 perde circa il 7% di valore se i tassi salgono di un punto percentuale (e guadagna altrettanto se scendono). Una con duration 2, a parità di movimento, si muove solo del 2%. Chi ha in portafoglio un fondo obbligazionario a lunga scadenza, con i tassi USA sopra il 4,7%, corre un rischio molto diverso da chi detiene titoli a breve — pur essendo entrambi genericamente “investimenti obbligazionari”.

In una riga

Non tutte le obbligazioni sono uguali di fronte ai tassi: prima di sapere se un rialzo (o un taglio) vi fa bene o male, bisogna sapere qual è la duration di quello che avete in portafoglio.

Take Away

Tra petrolio che sale, tassi in bilico e mercati che ballano su ogni dato, la settimana ci ricorda quanto sia facile confondere il rumore con il segnale.

Buona settimana, Paolo

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