A Mercati Chiusi · Numero 016
Spiragli di negoziato tra Washington e Teheran
Uscito il 26 settembre 2026 4 min di lettura
I tre punti della settimana
- 1Il petrolio scende a doppia cifra in cinque giorni
- 2Le borse chiudono la settimana migliore da tempo
- 3Il bene rifugio, quando la paura si attenua
La Lettera
Questa settimana il petrolio ha fatto in cinque giorni quello che di solito richiede mesi: è arretrato a doppia cifra, mentre le borse hanno chiuso la settimana migliore da un po’ a questa parte. Nel mezzo, un decennale americano che continua a salire e una Fed che non sembra affatto intenzionata a fermarsi. Vi porto attraverso i numeri e attraverso un cambio di narrativa che, se confermato, potrebbe togliere un pensiero a molti per l’autunno — ma che, come vedrete, va preso con le pinze.
Mercati della Settimana
Wall Street chiude la settimana migliore da tempo: S&P 500 +0,88%, Dow Jones +2,31%, Nasdaq +0,45%, con il sollievo sul petrolio che ha dato respiro ai settori più sensibili all’energia. Il Treasury USA a 10 anni, però, non si ferma: ha chiuso venerdì al 5,17%, proseguendo la salita innescata dalla Fed di Warsh, decisa a proseguire con i rialzi nonostante una crescita non brillantissima. In Europa lo Stoxx 600 torna positivo (+0,5%) dopo tre settimane in rosso, spinto dalle banche (+1,3%); il Ftse Mib fa anche meglio, +0,62% a quota 51.867 punti, con Banco BPM regina della settimana (+4,46%) e Telecom Italia fanalino di coda (-6,6%). Il Btp decennale rende il 4,5%, spread contro Bund sceso a 91 punti base dopo aver toccato 95 a metà settimana. L’euro invece perde terreno, scivolando a 1,142 sul dollaro, sotto il supporto degli 1,15. Il vero scossone è nelle materie prime: il Wti crolla del 12% a 89,5 dollari, il Brent del 6,5% a 98,5, sull’ipotesi di un’intesa Usa-Iran; l’oro, in controtendenza, sale del 2,2% a 4.364 dollari l’oncia, l’argento addirittura del 6,5%.
Tema della Settimana
I fatti
Dopo settimane di escalation nel Golfo — raid, droni, oleodotti sauditi chiusi — questa settimana sono emerse le prime indiscrezioni su un possibile percorso negoziale tra Washington e Teheran, con l’ipotesi, ancora da confermare, di una riapertura più stabile dei flussi attorno allo Stretto di Hormuz.
Perché conta per la finanza
È bastata l’ipotesi di un accordo, non l’accordo stesso, per far crollare il petrolio a doppia cifra in cinque giorni. Un Brent più basso allenta la pressione sull’inflazione importata, soprattutto in Europa, e in teoria dà più margine alle banche centrali. Ma la Fed di Warsh, che aveva alzato i tassi proprio citando un’inflazione che “non mostra segnali di miglioramento sostanziale”, per ora non cambia rotta: il decennale USA continua a salire, segno che il mercato non si aspetta un allentamento imminente.
La mia opinione
Quello che mi interessa non è tanto se l’accordo si farà, quanto la velocità con cui il mercato ha già prezzato uno scenario diverso da quello di due settimane fa. È un buon promemoria di quanto le narrative geopolitiche possano ribaltarsi in pochi giorni, in entrambe le direzioni — verso l’escalation e verso la de-escalation.
Insight del Consulente
Il petrolio ha perso il 12% in cinque giorni, e la cosa che mi ha colpito di più non è il numero, ma la velocità con cui si è ribaltata la narrazione. Solo due settimane fa scrivevo di oleodotti sauditi chiusi e di un Brent sopra i 110 dollari; oggi la stessa materia prima scende sull’ipotesi di un’intesa che, per ora, resta un’ipotesi. Osservando i flussi e i commenti di questi giorni, mi sono chiesto quante decisioni di portafoglio vengano prese proprio in finestre come questa — quando una notizia sembra chiudere un capitolo, e in realtà lo sta solo riscrivendo. La lezione che mi porto a casa è semplice: i mercati non premiano chi indovina la direzione, ma chi resta esposto abbastanza a lungo da attraversare sia l’escalation che la de-escalation, senza rincorrere nessuna delle due.
Concetto della Settimana
Scheda didattica
Il Bene Rifugio
Definizione
Un bene rifugio è un asset che tende a mantenere o guadagnare valore nei momenti di incertezza, spesso a prescindere dai fondamentali economici “normali”. Oro, argento e in parte il franco svizzero sono gli esempi più classici.
Perché è importante
La teoria vorrebbe che, quando i tassi salgono, l’oro perda attrattiva: non paga interessi, quindi tenerlo in portafoglio ha un costo d’opportunità più alto rispetto a un’obbligazione che ora rende il 5%. Questa settimana, però, con la Fed che continua ad alzare i tassi e il decennale USA al 5,17%, l’oro è salito comunque del 2,2% e l’argento del 6,5%: capire perché aiuta a leggere cosa sta davvero prezzando il mercato.
Esempio numerico
Con tassi in aumento, la teoria suggerirebbe oro in calo; questa settimana ha raccontato l’esatto contrario — 4.364 dollari l’oncia, +2,2%, con l’argento addirittura a +6,5% a 67,37 dollari. La spiegazione più plausibile è che il premio per l’incertezza geopolitica pesi, in questo momento, più del costo d’opportunità dei tassi alti.
In una riga
Quando un asset si muove in un modo che sembra contraddire la logica dei tassi, spesso non è un’anomalia da ignorare: è un segnale che il mercato sta prezzando qualcos’altro — di solito la paura, più della matematica dei rendimenti.
Take Away
Tra petrolio che cambia idea in pochi giorni e oro che sale anche quando la teoria direbbe il contrario, il filo di questa settimana è che i mercati raccontano più di quanto i libri di testo riescano a prevedere.
Buona settimana, Paolo
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