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Paolo Zamara

A Mercati Chiusi

Il punto settimanale su mercati, economia e geopolitica

29 giugno – 4 luglio 2026

A Mercati Chiusi · Numero 004

Hormuz, una settimana tra paura e sollievo

Uscito il 4 luglio 2026 4 min di lettura

I tre punti della settimana

  1. 1Iran e Oman valutano un pedaggio sul traffico dello Stretto
  2. 2Passi avanti nei negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran a Doha
  3. 3La duration obbligazionaria, spiegata con un esempio
In questo numero
  1. La Lettera
  2. Mercati della Settimana
  3. Tema della Settimana
  4. Insight del Consulente
  5. Concetto della Settimana
  6. Take Away

La Lettera

Questa settimana i mercati hanno vissuto qualcosa che non vedevamo da un po’: la paura vera, quella che si respira quando un pezzo di mondo strategico — lo Stretto di Hormuz — rischia di chiudersi. Poi, nel giro di pochi giorni, la tensione si è allentata e i prezzi sono tornati a respirare. È stata una settimana da manuale su quanto in fretta la geopolitica possa muovere il vostro portafoglio, anche quando non ve ne accorgete. Vi racconto cosa è successo e cosa ne penso.

Mercati della Settimana

Partiamo dall’azionario: Wall Street ha chiuso la settimana in tono positivo, Dow Jones sopra i 52.000 punti, e Goldman Sachs ha alzato il target di fine anno per l’S&P 500 a 8.000 punti, sostenuto da utili aziendali molto più forti del previsto. A Piazza Affari il FTSE MIB si è mosso in ordine sparso ma con resilienza non scontata: la difesa ha corso (Leonardo fino a +4,4%), l’auto ha sofferto. Il vero termometro della settimana, però, è stato il reddito fisso: lo spread BTP-Bund ha oscillato tra 76 e 79 punti base, rendimento del BTP decennale al 3,70%, Bund tedesco sopra il 2,90% — nervosismo legato più alle tensioni internazionali che ai fondamentali italiani. Oltreoceano il Treasury a 10 anni è arrivato al 4,40-4,46%, sui timori che la Fed possa tornare ad alzare i tassi invece di tagliarli. L’euro resta stabile intorno a 1,14 sul dollaro. Petrolio e oro sono stati i veri protagonisti, e ve ne parlo subito.

Tema della Settimana

I fatti

Nello Stretto di Hormuz, da cui transita ogni giorno circa il 20% del petrolio mondiale, Iran e Oman starebbero valutando un pedaggio sul traffico navale, in un braccio di ferro che ha riportato la tensione ai livelli più alti dai momenti più caldi della crisi mediorientale. Nel frattempo, i negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran a Doha hanno fatto passi avanti, permettendo al petrolio di ritirarsi verso area 70 dollari al barile dopo i picchi delle settimane precedenti.

Perché conta per la finanza

Quando un quinto del petrolio mondiale passa da un imbuto di poche decine di chilometri, ogni notizia — buona o cattiva — si traduce quasi subito in prezzi dell’energia più alti o più bassi, e quindi in inflazione, bollette, costi di trasporto. Non è un tema astratto da telegiornale: è ciò che determina quanto pagherete il pieno di benzina o il riscaldamento nei prossimi mesi.

La mia opinione

Episodi come questo mi ricordano perché non costruisco mai un portafoglio scommettendo su come andrà a finire una crisi geopolitica — nessuno lo sa con certezza, nemmeno chi ci lavora a tempo pieno. La vera protezione non è indovinare la direzione del petrolio, ma avere un portafoglio già diversificato prima che la crisi arrivi.

Insight del Consulente

Questa settimana ho parlato con un cliente che, guardando l’oro salire sopra i 4.000 dollari l’oncia, mi ha chiesto se non fosse il caso di spostarci sopra buona parte del portafoglio. Gli ho fatto una domanda semplice: “Se l’oro fosse sceso invece che salito questa settimana, mi avresti chiamato lo stesso?”. Silenzio. Ecco: la tentazione di rincorrere ciò che sta andando bene proprio ora è forse il bias più costoso che vedo negli investitori, esperti e non. L’oro ha un ruolo in un portafoglio ben costruito — ma quel ruolo va deciso a mente fredda, non nella settimana in cui fa notizia.

Concetto della Settimana

Scheda didattica

La Duration Obbligazionaria

Definizione

La duration è la misura di quanto il prezzo di un’obbligazione (o di un fondo obbligazionario) si muove quando cambiano i tassi di interesse. In parole povere: più lunga è la scadenza e più basso è il tasso pagato dall’obbligazione, più alta è la duration — e più il prezzo oscilla.

Perché è importante

Questa settimana i rendimenti dei Treasury USA sono saliti sopra il 4,40% proprio sull’ipotesi che la Fed possa alzare i tassi invece di tagliarli. Quando i tassi salgono, i prezzi delle obbligazioni esistenti scendono — e scendono tanto di più quanto più alta è la loro duration.

Esempio numerico

Un’obbligazione con duration pari a 7, se i tassi salgono di un punto percentuale, perde circa il 7% del suo valore, a parità di altre condizioni. Con duration di 2 anni, la stessa variazione costa solo circa il 2% di prezzo. È lo stesso motivo per cui chi aveva in portafoglio titoli a lunghissima scadenza ha visto oscillazioni molto più marcate di chi deteneva titoli a breve termine.

In una riga

La duration non è un dettaglio da addetti ai lavori — è il numero che vi dice quanto il vostro portafoglio obbligazionario è esposto a un cambio di rotta delle banche centrali. Prima di comprare un’obbligazione o un fondo, chiedetevi sempre: che duration ha, e sono a mio agio con quell’oscillazione?

Take Away

Settimane come questa mi confermano che la disciplina batte sempre la previsione: nessuno sa se lo Stretto di Hormuz si riaprirà del tutto o se la Fed alzerà davvero i tassi a settembre, ma un portafoglio costruito bene regge in entrambi gli scenari.

Buona settimana, Paolo

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