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Paolo Zamara

A Mercati Chiusi

Il punto settimanale su mercati, economia e geopolitica

15–20 giugno 2026

A Mercati Chiusi · Numero 002

La BCE alza i tassi: perché adesso?

Uscito il 20 giugno 2026 5 min di lettura

I tre punti della settimana

  1. 1Rialzo all’unanimità, con l’inflazione dell’Eurozona risalita al 3,2%
  2. 2Lo spread BTP-Bund ai minimi da quindici anni, da leggere con prospettiva
  3. 3Stagflazione: crescita debole e inflazione alta insieme
In questo numero
  1. La Lettera
  2. Mercati della Settimana
  3. Tema della Settimana
  4. Insight del Consulente
  5. Concetto della Settimana
  6. Take Away

La Lettera

Mentre scrivo questo numero, la notizia è già nell’aria da una settimana ma inizia solo ora ad atterrare concretamente nelle domande dei miei clienti: la BCE ha alzato i tassi. Di nuovo. In un momento in cui l’economia europea fatica a crescere.

Questa settimana proviamo a capire insieme perché questa mossa conta, cosa c’è dietro, e perché il fatto che lo spread BTP-Bund sia ai minimi da quindici anni non è solo una buona notizia — ma va letta con la giusta prospettiva.


Mercati della Settimana

È stata una settimana positiva, soprattutto se si guarda oltre le Alpi. Wall Street ha continuato la sua marcia: l’S&P 500 ha chiuso in rialzo di circa +1,6%, centrando il nono rialzo settimanale consecutivo e toccando nuovi massimi storici. Il mercato americano continua a ignorare le tensioni geopolitiche — almeno per ora — sorretto da utili aziendali ancora robusti e dall’attesa che la Fed resti ferma ancora a lungo (i tassi USA rimangono nella fascia 3,50–3,75%).

Sul fronte europeo, la storia è più articolata. Il FTSE MIB si conferma la sorpresa positiva del 2026, con una performance da inizio anno vicina al +18% — la migliore tra i grandi indici europei. Il Dax tedesco, al contrario, resta sostanzialmente piatto (+2,3% da gennaio), riflettendo le difficoltà strutturali dell’industria tedesca in un contesto di energia cara e domanda interna debole.

Sull’obbligazionario italiano, il dato che colpisce è lo spread BTP-Bund attorno a 70 punti base — ai minimi da oltre 15 anni. Il rendimento del BTP decennale si attesta intorno al 3,63–3,70%. Un segnale di fiducia degli investitori verso l’Italia, ma attenzione: con la BCE che ha appena alzato i tassi, il costo del debito pubblico italiano è destinato a salire nel tempo.

Sul fronte valutario, l’euro ha perso terreno nel corso della settimana, passando da 1,1617 a 1,1477 contro il dollaro. Il rafforzamento del dollaro riflette la resilienza dell’economia americana e la divergenza di politica monetaria con l’Europa.

Il petrolio (WTI) oscilla tra i 67 e i 73 dollari al barile, ancora influenzato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, mentre l’oro si è leggermente ridimensionato a circa 117 euro/grammo, dopo mesi di corsa sostenuta dal conflitto in Medio Oriente.


Tema della Settimana

I fatti

L’11 giugno la BCE ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%, con effetto dal 17 giugno. Una mossa decisa all’unanimità dal Consiglio direttivo presieduto da Christine Lagarde. L’inflazione nell’Eurozona è tornata a salire: a maggio si è attestata al 3,2% (dal 3% di aprile), con quella di fondo — che esclude energia e alimentari — risalita al 2,5%.

Perché conta per la finanza

Il motore di questa risalita dell’inflazione è il conflitto in Medio Oriente: la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha fatto impennare il prezzo del petrolio e del gas, aumentando i costi di produzione in tutta Europa. L’OCSE ha già rivisto al ribasso le stime di crescita globale al 2,8% per il 2026. Per l’Eurozona il PIL è atteso a un misero +0,8%. Siamo, in sintesi, di fronte a uno scenario da manuale: crescita debole e inflazione alta. Si chiama stagflazione — e ne parleremo nel Concetto della Settimana.

La mia opinione

Questo rialzo dei tassi mette la BCE in una posizione scomoda: deve combattere l’inflazione alzando il costo del denaro, ma così facendo frena ulteriormente un’economia già in affanno. Per chi ha un mutuo a tasso variabile o un’impresa con debiti bancari, l’effetto si sentirà. Per chi ha liquidità ferma o vuole investire in obbligazioni, invece, è il momento di ragionare con più attenzione su dove posizionarsi.

Insight del Consulente

Questa settimana ho parlato con un cliente che mi ha detto una cosa che sento spesso: “Lo spread è ai minimi, quindi l’Italia va bene, posso stare tranquillo sui BTP che ho in portafoglio.”

È una lettura parziale. Lo spread misura la fiducia relativa degli investitori verso l’Italia rispetto alla Germania — e in questo senso, sì, è una buona notizia. Ma non ci dice nulla sul rendimento assoluto. Con i tassi BCE in rialzo, i prezzi delle obbligazioni già in circolazione scendono, e chi ha comprato BTP a lungo termine negli ultimi anni potrebbe vedere il valore di mercato del proprio portafoglio ridursi nel breve.

Il messaggio che porto sempre: uno spread basso non significa rischio zero. Significa rischio relativo basso rispetto alla Germania. Sono due cose diverse, e confonderle costa.


Concetto della Settimana

Scheda didattica

Stagflazione: il peggior nemico dell’investitore

Definizione

La stagflazione è la combinazione di tre elementi che non dovrebbero coesistere ma a volte lo fanno: stagnazione economica (crescita bassa o nulla), inflazione alta e disoccupazione in aumento. Il termine nasce negli anni ‘70, durante la crisi petrolifera, quando il mondo scoprì che l’inflazione poteva colpire anche in assenza di crescita.

Perché è importante

La stagflazione è il peggior scenario per le banche centrali perché i loro strumenti tradizionali vanno in conflitto: alzare i tassi combatte l’inflazione ma strozza la crescita; abbassarli stimola l’economia ma fa esplodere i prezzi. Non esiste una mossa “giusta”. Ed è esattamente il dilemma in cui si trova oggi la BCE.

Esempio numerico

Immagina di avere €100.000 investiti metà in un fondo azionario europeo e metà in BTP decennali. In uno scenario di stagflazione: le azioni europee faticano perché le aziende vedono i costi salire e la domanda calare; i BTP perdono valore di mercato perché i tassi salgono; e intanto l’inflazione al 3,2% erode il potere d’acquisto di quella quota di liquidità che tenevi “al sicuro” sul conto corrente. In un anno, quei 100.000 euro valgono circa 96.800 euro in termini reali — senza che tu abbia fatto nulla di sbagliato.

In una riga

In stagflazione, la diversificazione non basta: conta cosa si diversifica. Oro, materie prime, titoli inflation-linked e asset reali tendono a comportarsi meglio. Non è una formula magica, ma è un punto di partenza per ripensare la composizione del portafoglio.

Take Away

Viviamo in un momento in cui le certezze si riducono e le domande aumentano — sui tassi, sull’inflazione, sul conflitto in Medio Oriente. È proprio in questi momenti che avere un punto di riferimento chiaro fa la differenza tra reagire d’istinto e decidere con metodo.

Sono disponibile per un confronto diretto e senza impegno.

Buona settimana, Paolo

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