«Rendimento alto e nessun rischio». Se ti è capitato di leggere una frase del genere, puoi fermarti lì: in finanza non esiste. È forse la regola più importante di tutto l’investimento, e il punto di partenza di questo percorso.
Il rendimento è il prezzo del rischio
Immagina due alternative: un titolo di Stato a breve scadenza di un paese molto solido, che con ogni probabilità ti restituirà il capitale con un piccolo interesse, e una quota di un’azienda, che potrebbe crescere molto oppure andare male. Se offrissero lo stesso rendimento atteso, nessuno sceglierebbe la seconda.
Per accettare più incertezza gli investitori chiedono un compenso: il premio per il rischio. È per questo che, nel lungo periodo, le azioni hanno storicamente offerto rendimenti più alti delle obbligazioni, e le obbligazioni più della liquidità.
C’è una parola da sottolineare: atteso. Il premio per il rischio è una media su periodi lunghi, non una promessa. In un singolo anno, e a volte anche in dieci, l’investimento più rischioso può fare peggio di quello più tranquillo. È proprio questo che lo rende rischioso.
Le tante facce del rischio
Quando si parla di rischio si pensa subito alla volatilità, cioè all’ampiezza con cui un investimento oscilla. È la forma di rischio più visibile, ma non l’unica:
- perdita permanente: un’azienda che fallisce, un debitore che non rimborsa. A differenza di un’oscillazione, non si recupera con il tempo;
- inflazione: il rischio di chi non rischia. Come hai visto nel percorso sulle basi, la liquidità ferma perde potere d’acquisto, e il suo rendimento reale può essere negativo per anni;
- liquidità: non poter vendere quando serve, o poterlo fare solo a un prezzo penalizzante;
- concentrazione: dipendere da un solo titolo, settore o paese. È il rischio che la diversificazione, tema della prossima lezione, aiuta a ridurre;
- comportamento: vendere nel momento peggiore per paura, o comprare in quello peggiore per euforia. Spesso è il rischio più costoso di tutti.
Lo stesso risultato, due percorsi diversi
Per capire perché il percorso conta, guarda questi due investimenti ipotetici, seguiti per cinque anni. Il primo rende il 2% ogni anno. Il secondo alterna anni molto positivi e anni negativi.
Vedi i dati in tabella
| Investimento stabile | Investimento volatile | |
|---|---|---|
| Anno 1 | 2% | 15% |
| Anno 2 | 2% | -10% |
| Anno 3 | 2% | 20% |
| Anno 4 | 2% | -5% |
| Anno 5 | 2% | 8% |
Fonte: Esempio illustrativo con rendimenti ipotetici
Alla fine dei cinque anni 10.000 euro sono diventati circa 11.000 con il primo investimento e circa 12.700 con il secondo. Il secondo ha reso di più, ma chi lo ha scelto ha dovuto attraversare due anni in perdita senza sapere come sarebbe finita. Nel secondo anno ha visto sparire quasi tutto il guadagno del primo: chi a quel punto avesse venduto per paura si sarebbe fermato a un risultato inferiore a quello dell’investimento stabile.
C’è anche un dettaglio aritmetico che vale la pena conoscere: le perdite pesano più dei guadagni. Se perdi il 50%, per tornare al punto di partenza non basta un +50%: serve un +100%.
Qual è il rischio giusto?
Non esiste un livello di rischio corretto in assoluto. Dipende da tre elementi, che si valutano insieme:
- l’orizzonte temporale: quanto tempo puoi lasciare investito il denaro senza averne bisogno. Più è lungo, più c’è tempo per assorbire le oscillazioni;
- la capacità di sopportare le perdite: quanto potrebbe scendere il patrimonio senza mettere a rischio i tuoi progetti o la tua serenità;
- gli obiettivi: un acquisto tra due anni e la pensione tra venticinque richiedono scelte diverse.
È anche per questo che prima di investire conviene aver messo in sicurezza le basi: un fondo di emergenza evita di dover vendere investimenti nel momento sbagliato per far fronte a un imprevisto.
Ora che hai chiaro il legame tra rischio e rendimento, nella prossima lezione vedremo il modo più efficace per gestire una parte del rischio senza rinunciare al rendimento atteso: la diversificazione.
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Contenuto a scopo informativo ed educativo: non costituisce consulenza personalizzata né raccomandazione su strumenti finanziari. Note legali
