Dei fattori che determinano il risultato di un investimento, quasi nessuno dipende da te: non decidi l’andamento dei mercati, i tassi, l’inflazione. Ce n’è uno, però, che si conosce in anticipo ed è certo: il costo. Il rendimento è una speranza; il costo è una certezza.
Che cosa si paga quando si investe
I costi di un investimento si possono dividere in tre famiglie:
- costi una tantum: si pagano una volta, al momento dell’ingresso o dell’uscita. Commissioni di sottoscrizione, di acquisto o di vendita;
- costi ricorrenti: si pagano ogni anno, finché l’investimento resta in portafoglio. Spese di gestione, commissioni di consulenza, costi di custodia, imposta di bollo;
- costi fiscali: le imposte sui rendimenti realizzati, come interessi, dividendi e plusvalenze.
Per legge, nei documenti informativi dei prodotti finanziari i costi devono essere indicati in modo chiaro, sia in percentuale sia in euro. Leggere quella sezione è un’abitudine semplice che vale molto.
Il costo che si compone
I costi una tantum si vedono subito. Quelli ricorrenti sono più insidiosi, perché sembrano piccoli: lo 0,5%, l’1%, il 2% all’anno. Ma, come hai visto nella lezione sull’interesse composto, ciò che si ripete ogni anno si compone.
Immagina di investire 100.000 euro in un portafoglio che rende il 5% lordo all’anno, e di confrontare tre livelli di costo ricorrente: 0,5%, 1,5% e 2,5%.
Vedi i dati in tabella
| Costi 0,5% | Costi 1,5% | Costi 2,5% | |
|---|---|---|---|
| Inizio | 100.000 € | 100.000 € | 100.000 € |
| 10 anni | 155.297 € | 141.060 € | 128.008 € |
| 20 anni | 241.171 € | 198.979 € | 163.862 € |
| 30 anni | 374.532 € | 280.679 € | 209.757 € |
Fonte: Calcolo illustrativo con rendimento costante, al lordo delle imposte
Dopo vent’anni la differenza tra lo 0,5% e l’1,5% di costi vale circa 42.000 euro; dopo trent’anni oltre 90.000. Tra lo 0,5% e il 2,5%, dopo trent’anni, il capitale finale si riduce quasi della metà.
Costo e valore
Questo non significa che la scelta giusta sia sempre la più economica. Un costo va letto in rapporto a ciò che si riceve in cambio: la qualità della gestione, la consulenza sulla pianificazione complessiva, l’assistenza nei momenti difficili, il tempo che si risparmia. Spesso il valore più grande di un buon accompagnamento sta proprio nell’evitare gli errori di comportamento, come vendere durante un crollo, che possono costare molto più di qualunque commissione.
Le domande utili sono tre:
- quanto pago, in percentuale e in euro, ogni anno?
- che cosa ricevo in cambio di quel costo?
- quanto vale quel servizio per me, sul mio orizzonte?
Non conoscere la risposta alla prima domanda è l’unico errore che non ha giustificazioni, perché è l’unica che si può avere con certezza.
Anche l’inflazione è un costo
Infine, non dimenticare il costo che non compare in nessun documento: l’inflazione. Rendimento meno costi, meno imposte, meno inflazione: ciò che resta è il rendimento reale, l’unico che misura quanto è davvero cresciuto il tuo patrimonio.
Nell’ultima lezione del percorso mettiamo insieme tutti gli elementi visti finora, rischio, diversificazione, tempo e costi, in una scelta sola: l’asset allocation.
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Contenuto a scopo informativo ed educativo: non costituisce consulenza personalizzata né raccomandazione su strumenti finanziari. Note legali
