Vai al contenuto
Paolo Zamara

Investire con metodo · Lezione 3 di 5

L’orizzonte temporale

8 minuti Livello intermedio Quiz finale

«Quanto può rendere?» è la domanda che si fa più spesso prima di investire. Eppure ce n’è un’altra che andrebbe fatta prima: «quando mi serviranno questi soldi?». La risposta cambia completamente il modo giusto di investirli.

Il tempo come ingrediente

L’orizzonte temporale è il periodo per cui puoi lasciare investito il denaro senza averne bisogno. Non è una caratteristica del prodotto, ma tua: la stessa somma può avere orizzonti diversi per due persone, o per la stessa persona in due momenti della vita.

Il tempo conta per due ragioni, che hai già incontrato nelle lezioni precedenti:

  • dà spazio all’interesse composto, che produce i suoi effetti maggiori negli anni finali;
  • dà tempo per assorbire le oscillazioni. Come hai visto parlando di volatilità, gli investimenti più dinamici possono attraversare anni negativi: con un orizzonte lungo c’è modo di recuperarli, con un orizzonte breve no.

Un patrimonio, tanti orizzonti

Raramente una famiglia ha un solo obiettivo. Più spesso convivono scadenze diverse:

  • breve termine, fino a 2–3 anni: la riserva per gli imprevisti, una spesa già programmata, l’anticipo per una casa;
  • medio termine, da 3 a 10 anni: gli studi dei figli, la ristrutturazione, il cambio di attività;
  • lungo termine, oltre i 10 anni: la pensione, il patrimonio da trasmettere.

Un metodo semplice e molto efficace è dividere il patrimonio per obiettivi, e assegnare a ciascuna parte un livello di rischio coerente con il tempo che ha davanti. La parte per l’anticipo della casa tra due anni privilegerà la stabilità; quella per la pensione tra venticinque anni potrà permettersi più oscillazioni, in cambio di un premio per il rischio atteso.

C’è anche un vantaggio psicologico: quando i mercati scendono, sapere che la parte investita in modo più dinamico serve tra vent’anni, mentre le spese dei prossimi mesi sono coperte altrove, aiuta a non prendere decisioni affrettate.

Quando l’orizzonte si accorcia

L’orizzonte non è fisso: si accorcia con il passare del tempo. Una somma destinata alla pensione è di lungo periodo a 40 anni, ma diventa di medio e poi di breve periodo man mano che la data si avvicina. Per questo un piano ben costruito si rivede nel tempo, riducendo gradualmente il rischio della parte che si avvicina alla scadenza.

L’errore opposto è trattare come di lungo periodo denaro che in realtà potrebbe servire presto. È il caso di chi investe in modo dinamico i risparmi che costituiscono il suo unico cuscinetto: al primo imprevisto potrebbe essere costretto a vendere nel momento peggiore. Ecco perché il fondo di emergenza viene prima di tutto il resto.

Il costo dell’attesa

Il tempo ha anche un altro lato. Rinviare l’inizio di un piano di lungo periodo, aspettando «il momento giusto», ha un costo che non si vede: si rinuncia proprio agli anni in cui la crescita composta lavora di più. Chi comincia a mettere da parte con regolarità a 30 anni, a parità di condizioni, arriva alla pensione con un capitale sensibilmente più alto di chi comincia a 40, anche versando le stesse cifre mensili.

Se vuoi misurare questo effetto con i tuoi numeri, prova il calcolatore del costo dell’attesa negli Strumenti.

Nella prossima lezione vediamo un fattore che, a differenza dei mercati, si può controllare quasi del tutto e che pesa più di quanto si pensi: i costi.

Autoverifica

Mettiti alla prova

4 domande · le risposte restano sul tuo dispositivo

  1. 1.Che cos’è l’orizzonte temporale di un investimento?
  2. 2.Fra due anni devi pagare l’anticipo di una casa. Che cosa è più coerente con quanto visto nella lezione?
  3. 3.Perché dividere il patrimonio per obiettivi può essere utile?
  4. 4.Che cosa intendiamo con «costo dell’attesa»?

La lezione è segnata come completata. Puoi ripetere il quiz quando vuoi.

Contenuto a scopo informativo ed educativo: non costituisce consulenza personalizzata né raccomandazione su strumenti finanziari. Note legali