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Paolo Zamara

A Mercati Chiusi

Il punto settimanale su mercati, economia e geopolitica

5–10 ottobre 2026

A Mercati Chiusi · Numero 018

Treasury al 5,33%, massimo dal 2002

Uscito il 11 ottobre 2026 4 min di lettura

I tre punti della settimana

  1. 1I verbali della Fed indicano probabile un altro rialzo entro l’anno
  2. 2Wall Street sale nonostante il calo dei semiconduttori
  3. 3Indice ponderato o equal weight: che cosa misura davvero un indice
In questo numero
  1. La Lettera
  2. Mercati della Settimana
  3. Tema della Settimana
  4. Insight del Consulente
  5. Concetto della Settimana
  6. Take Away

La Lettera

Mercoledì il decennale americano ha toccato il 5,33%, il livello più alto dal 2002, eppure Wall Street ha chiuso la settimana in rialzo di circa l’1%. Sembra un controsenso, ma basta guardare sotto la superficie: mentre l’indice saliva, i semiconduttori perdevano oltre il 4% e a fare la differenza sono stati i settori più tranquilli. Vi racconto cosa dicono i verbali della Fed, perché la Francia continua a farsi sentire sui nostri titoli di Stato e come leggere un indice senza farsi ingannare dalla media.

Mercati della Settimana

Wall Street chiude in verde, ma con due velocità: l’S&P 500 guadagna circa l’1% a 7.811 punti e il Dow Jones segue a ruota, mentre il Nasdaq si ferma a un modesto +0,2% (27.366 punti), frenato dai chip dopo le indiscrezioni su ricavi di OpenAI inferiori alle attese. L’Europa è più fredda: il Ftse Mib cede l’1,46% e chiude a 49.746 punti, nonostante un venerdì a +0,9% aiutato dal calo di petrolio e rendimenti; lo Stoxx 600 chiude la giornata intorno a 631 punti. Sul fronte obbligazionario il Treasury a 10 anni resta attorno al 5,25% dopo il picco di mercoledì, segno che il mercato continua a chiedere un premio alto per prestare al governo americano. Il Btp decennale rende circa il 4,56% con lo spread sul Bund tra 107 e 109 punti base, dopo aver sfiorato quota 120 giovedì: un’altalena legata soprattutto alla Francia, il cui spread resta attorno ai 135 punti. L’euro galleggia vicino a 1,12 dollari, ai minimi da 17 mesi. Il petrolio resta caro (Wti sui 91 dollari, Brent poco sopra i 103) mentre l’oro sale di circa l’1,4%, intorno ai 4.210 dollari l’oncia.

Tema della Settimana

I fatti

Mercoledì la Fed ha pubblicato i verbali della riunione di settembre, quella del primo rialzo dal 2023 (tassi al 3,75%-4%). La maggioranza dei partecipanti ritiene probabile un altro rialzo entro fine anno, senza indicare quando. Il mercato ha reagito spingendo il Treasury decennale al 5,33%, massimo dal 2002, mentre la probabilità di una mossa a ottobre è scesa attorno al 20%.

Perché conta per la finanza

Il rendimento del Treasury è il prezzo di riferimento del denaro nel mondo. Quando sale, tutto il resto viene ricalcolato: le azioni più costose, soprattutto quelle legate all’intelligenza artificiale, diventano più fragili; i debiti dei Paesi meno solidi costano di più. Non è un caso che la Francia, con un Oat vicino al 4,8-4,9%, abbia sentito la pressione: i ministri dell’Eurozona e la Bce le hanno chiesto un bilancio 2027 credibile, e Lagarde ha ricordato che la Bce ha strumenti contro dinamiche di mercato disordinate.

La mia opinione

In settimane così la tentazione è cercare “la notizia” che spiega tutto. Io leggo piuttosto un mercato che sta imparando a convivere con tassi alti e che, quando scopre un punto debole, lo sanziona in fretta. Per chi pianifica, la domanda utile non è “dove arriverà il decennale?”, ma “il mio portafoglio e i miei debiti reggono anche con tassi così per un tempo lungo?”.

Insight del Consulente

Preparando la revisione annuale di un portafoglio, mi sono fermato su una riga che di solito salto: il rendimento a scadenza della parte obbligazionaria. Un anno fa quel numero era una nota a margine; oggi, con il Treasury oltre il 5% e il Btp sopra il 4,5%, è diventato un dato da cui partire. Mi sono chiesto: quante persone, guardando il proprio estratto conto, sanno che cosa stanno davvero “comprando” con la componente prudente? Spesso la risposta è “stabilità”, una parola bellissima ma vaga. Da questa riflessione mi porto a casa un metodo semplice: per ogni parte del portafoglio, riuscire a scrivere in una frase a cosa serve e che cosa può andare storto. Se la frase non esce, il problema non è il mercato.

Concetto della Settimana

Scheda didattica

Indice Pesato o Equal Weight: Cosa Misura Davvero un Indice

Definizione

Quasi tutti gli indici azionari sono “ponderati per capitalizzazione”: ogni società pesa in proporzione al proprio valore di mercato, quindi i colossi muovono l’indice molto più delle altre. La versione “equal weight” dà invece a ogni titolo lo stesso peso.

Perché è importante

Quando poche aziende dominano un indice, il suo rialzo o ribasso racconta soprattutto la loro storia, non quella del mercato nel suo complesso. Questa settimana è un esempio: i semiconduttori hanno perso il 4,30%, eppure l’S&P 500 ha chiuso in rialzo, mentre la versione equal weight ha guadagnato il 1,58%, trainata da utility (+3,97%), beni di consumo di base (+3,60%) ed energia (+3,60%).

Esempio numerico

Immaginate un indice di 10 titoli. Il primo pesa il 30% e perde il 4%; gli altri nove, che insieme pesano il 70%, guadagnano il 3%. L’indice ponderato fa: 0,3 × (-4%) + 0,7 × 3% = +0,9%. Quello equal weight: (-4% + 9 × 3%) / 10 = +2,3%. Stessi titoli, stesso giorno, due risultati molto diversi.

In una riga

Prima di fidarvi del numero di un indice, chiedetevi chi lo sta muovendo: la media può nascondere una concentrazione.

Take Away

Tassi ai massimi da vent’anni, una Francia che mette alla prova i bond europei, un indice che sale mentre i chip scendono: il filo di questa settimana è che i numeri in apertura raccontano solo metà della storia.

Buona settimana, Paolo

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