Un venditore ambulante, al mare, vende solo gelati: nelle giornate di sole guadagna bene, quando piove non incassa nulla. Il suo vicino vende gelati e ombrelli. Nei giorni di sole guadagna un po’ meno, perché metà della merce resta sul banco; ma quando piove vende ombrelli. Alla fine della stagione il secondo ha guadagnato in modo molto più regolare. Senza saperlo, ha applicato il principio della diversificazione.
Non tutte le uova nello stesso paniere
La diversificazione consiste nel distribuire il patrimonio tra investimenti diversi, così che il risultato complessivo non dipenda da un solo titolo, settore o paese.
Prendi un esempio semplice. Se investi tutto in una sola azienda e quell’azienda fallisce, perdi tutto. Se dividi la stessa somma in parti uguali tra venti aziende di settori diversi e una fallisce, perdi il 5% del capitale. L’evento è lo stesso; l’impatto sul tuo patrimonio è completamente diverso.
È il motivo per cui la diversificazione viene spesso definita l’unico «pasto gratis» della finanza, un’espressione associata al premio Nobel Harry Markowitz, che per primo ne diede una formulazione matematica: permette di ridurre il rischio complessivo senza rinunciare, in media, al rendimento atteso.
Che cosa conta davvero: la correlazione
Il segreto dell’ambulante non è avere due prodotti, ma avere due prodotti che vanno bene in momenti diversi. In finanza questo concetto si chiama correlazione: misura quanto due investimenti tendono a muoversi nella stessa direzione.
- Due investimenti molto correlati salgono e scendono insieme: combinarli serve a poco.
- Due investimenti poco correlati si muovono in modo indipendente: quando uno scende, l’altro può tenere o salire, e le oscillazioni si compensano in parte.
Per questo una diversificazione efficace si costruisce su più dimensioni: tipologie di investimento diverse, come azioni, obbligazioni e liquidità; aree geografiche diverse; settori diversi; scadenze diverse.
I limiti della diversificazione
La diversificazione riduce molto il rischio specifico, cioè quello legato a una singola azienda o a un singolo settore. Non può invece eliminare il rischio di mercato: quando una crisi colpisce l’intera economia, la maggior parte degli investimenti rischiosi scende insieme. Nei momenti di forte tensione, anzi, le correlazioni tendono ad aumentare proprio quando servirebbe che fossero basse.
Diversificare, quindi, non significa non perdere mai. Significa evitare che un singolo errore, o un singolo evento, comprometta l’intero patrimonio.
Le false diversificazioni
Ci sono situazioni in cui ci si sente diversificati senza esserlo:
- molti prodotti, una sola esposizione: cinque fondi diversi che investono tutti nelle stesse grandi società;
- il proprio datore di lavoro: chi ha stipendio, bonus e risparmi legati alla stessa azienda dipende due volte dalla sua sorte;
- la casa di famiglia: per molte famiglie italiane l’immobile pesa per la maggior parte del patrimonio, e insieme rappresenta un forte rischio di concentrazione;
- l’indice che sembra ampio: come hai visto nel percorso sui mercati, un indice con centinaia di titoli può dipendere molto da pochi grandi nomi. È la concentrazione di mercato.
Il primo passo, quindi, è guardare il patrimonio nel suo insieme e chiedersi: se succede una cosa sola, quanta parte di ciò che possiedo ne verrebbe colpita?
Nella prossima lezione aggiungiamo un altro elemento decisivo: il tempo. Lo stesso investimento può essere adatto o inadatto a seconda di quando ti serviranno quei soldi.
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Contenuto a scopo informativo ed educativo: non costituisce consulenza personalizzata né raccomandazione su strumenti finanziari. Note legali
