Probabilmente ti è capitato di sentire qualcuno dire: «Con 50.000 lire si faceva la spesa per una settimana». Non è nostalgia, è aritmetica. Quella stessa banconota, oggi, comprerebbe molto meno. Il fenomeno ha un nome: inflazione.
Che cos’è l’inflazione
L’inflazione è l’aumento generale e continuato dei prezzi. In Italia la misura l’Istat, che ogni mese rileva i prezzi di un ampio paniere di beni e servizi rappresentativo dei consumi delle famiglie: alimentari, energia, trasporti, affitti, servizi.
Quando leggi che l’inflazione è al 3%, significa che in media quel paniere costa il 3% in più rispetto a dodici mesi prima. È una media: la benzina può salire del 10% mentre l’elettronica scende. Per questo l’inflazione che percepisci tu può essere diversa da quella ufficiale, a seconda di come spendi.
Il potere d’acquisto
Il potere d’acquisto è la quantità di beni e servizi che puoi comprare con una certa somma. L’inflazione lo riduce: i tuoi 100 euro restano 100 euro sul conto, ma comprano meno cose.
L’effetto si compone esattamente come l’interesse composto della lezione precedente, ma a tuo sfavore. Ecco quanto valgono oggi 100 euro dopo alcuni decenni, con un’inflazione costante del 2% e del 3%.
Vedi i dati in tabella
| Inflazione al 2% | Inflazione al 3% | |
|---|---|---|
| Oggi | 100 € | 100 € |
| 10 anni | 82 € | 74 € |
| 20 anni | 67 € | 55 € |
| 30 anni | 55 € | 41 € |
Fonte: Calcolo illustrativo
Con un’inflazione al 2%, l’obiettivo della Banca Centrale Europea, in vent’anni il denaro fermo perde circa un terzo del suo valore reale. Al 3%, quasi la metà.
E l’inflazione non è sempre moderata. In Italia nel 2021 era all’1,9%; l’anno dopo, spinta soprattutto dai prezzi dell’energia, è salita in media all’8,1%.
8,1%
Il costo invisibile del denaro fermo
Il denaro che resta sul conto corrente sembra al sicuro, perché il saldo non scende mai. Ma se il conto rende lo 0,5% e i prezzi salgono del 3%, ogni anno perdi circa il 2,5% del tuo potere d’acquisto, senza vederlo scritto da nessuna parte.
Questo non vuol dire che la liquidità sia un errore. Una parte del patrimonio deve restare disponibile, come abbiamo visto parlando del fondo di emergenza. Vuol dire che la liquidità ha un costo, e che vale la pena sapere quanto se ne tiene e perché.
Rendimento nominale e rendimento reale
Il rendimento nominale è quello che leggi: «questo investimento ha reso il 3%». Il rendimento reale è quello che conta davvero: quanto è cresciuto il tuo potere d’acquisto. In modo approssimato si ottiene sottraendo l’inflazione:
- rendimento del 3% con inflazione al 2% → rendimento reale di circa +1%;
- rendimento del 3% con inflazione al 5% → rendimento reale di circa −2%.
Nel secondo caso, pur avendo «guadagnato», hai perso potere d’acquisto. Ogni volta che valuti un risultato o un obiettivo di lungo periodo, la domanda giusta è: al netto dell’inflazione, che cosa resta?
Non tutta l’inflazione nasce allo stesso modo. Quando dipende da un aumento dei prezzi di energia e materie prime si parla di inflazione da costi, ed è il tipo più difficile da governare per le banche centrali.
Se vuoi vedere l’effetto dell’inflazione su una somma e un periodo a tua scelta, puoi usare il calcolatore dell’inflazione negli Strumenti.
Con questa lezione hai completato le basi: budget, fondo di emergenza, debito, interesse composto e inflazione. Il passo successivo è capire come funzionano i mercati e l’economia che muovono i prezzi e i tassi: lo trovi nel percorso Capire i mercati e l’economia.
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