Si attribuisce ad Albert Einstein la frase secondo cui l’interesse composto sarebbe «l’ottava meraviglia del mondo». Quasi certamente non l’ha mai detta. Ma il fatto che la citazione circoli da decenni dice qualcosa: il meccanismo che descrive è potente, e allo stesso tempo poco intuitivo.
Interesse semplice e interesse composto
Immagina di mettere da parte 10.000 euro a un rendimento del 4% l’anno.
Con l’interesse semplice ogni anno ricevi 400 euro, sempre calcolati sui 10.000 iniziali, e li metti da parte. Dopo dieci anni hai 14.000 euro: il capitale più dieci volte 400.
Con l’interesse composto, invece, gli interessi non vengono ritirati: si sommano al capitale. Il primo anno guadagni 400 euro e arrivi a 10.400. Il secondo anno il 4% si calcola su 10.400, quindi guadagni 416 euro. Il terzo anno su 10.816, e così via. Dopo dieci anni arrivi a circa 14.800 euro.
Ottocento euro di differenza in dieci anni non sembrano molti. Il punto è che cosa succede dopo.
Il tempo fa la differenza
Lasciamo correre lo stesso esempio per trent’anni.
Vedi i dati in tabella
| Interesse composto | Interesse semplice | |
|---|---|---|
| Inizio | 10.000 € | 10.000 € |
| 10 anni | 14.802 € | 14.000 € |
| 20 anni | 21.911 € | 18.000 € |
| 30 anni | 32.434 € | 22.000 € |
Fonte: Calcolo illustrativo, al lordo di tasse e costi
Con l’interesse semplice, dopo trent’anni hai 22.000 euro. Con quello composto circa 32.400. Nei primi dieci anni la differenza è di 800 euro; negli ultimi dieci si allarga di oltre 6.000. La crescita non è una linea retta, ma una curva che si fa più ripida con il passare degli anni, perché gli interessi maturano su un capitale sempre più grande.
Una scorciatoia utile è la regola del 72: dividendo 72 per il tasso annuo ottieni, in modo approssimativo, gli anni necessari a raddoppiare il capitale. Al 4% servono circa 18 anni, al 6% circa 12, al 2% circa 36.
La stessa forza, nella direzione opposta
L’interesse composto non lavora solo a tuo favore. Lo stesso meccanismo agisce:
- sui debiti, quando gli interessi non pagati si sommano a quanto devi, come accade con alcune forme di credito revolving;
- sui costi, perché ogni euro pagato in commissioni smette di produrre rendimento negli anni successivi. Su orizzonti lunghi, una differenza di costo dell’1% l’anno può erodere una parte rilevante del risultato finale;
- sull’inflazione, che riduce il potere d’acquisto anno dopo anno, componendosi esattamente come un interesse, ma a tuo sfavore.
Per questo, quando si ragiona su un investimento di lungo periodo, conta il rendimento al netto di costi e tasse, e possibilmente al netto dell’inflazione: il rendimento reale.
Che cosa ricordare
Gli esempi di questa lezione usano un rendimento costante, che nella realtà non esiste: i rendimenti degli investimenti variano di anno in anno, e alcuni anni possono essere negativi. Il principio però resta valido: il tempo moltiplica gli effetti, nel bene e nel male.
Se vuoi provare con i tuoi numeri, il calcolatore dell’interesse composto negli Strumenti ti mostra anno per anno come cresce un capitale, anche con versamenti periodici.
Nella prossima lezione vedremo la forza che lavora in senso contrario, anno dopo anno, anche sul denaro fermo: l’inflazione.
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