Vai al contenuto
Paolo Zamara

La mente dell’investitore · Lezione 2 di 5

L’avversione alle perdite

8 minuti Livello base Quiz finale

Immagina di trovare 100 euro per strada. Ti fa piacere. Ora immagina di perdere 100 euro dal portafoglio. Probabilmente il fastidio della seconda situazione è molto più forte del piacere della prima, anche se la somma è identica. Questa asimmetria ha un nome: avversione alle perdite.

Le perdite pesano il doppio

L’avversione alle perdite è uno dei risultati più solidi della finanza comportamentale. Negli esperimenti di Daniel Kahneman e Amos Tversky il dolore provocato da una perdita risultava, in media, circa doppio rispetto al piacere di un guadagno della stessa entità.

Un esperimento classico lo mostra bene. Si propone una scommessa sul lancio di una moneta: se esce testa vinci una certa cifra, se esce croce perdi 100 euro. Quanto dovrebbe essere la vincita perché accetti? Dal punto di vista matematico basterebbe poco più di 100 euro. Ma la maggior parte delle persone chiede di poter vincere circa 200 euro prima di accettare.

Da un punto di vista evolutivo ha senso: per i nostri antenati evitare un pericolo era più importante che cogliere un’opportunità. Negli investimenti, però, questa reazione istintiva porta spesso fuori strada.

Che cosa ci fa fare

L’avversione alle perdite produce due comportamenti opposti, entrambi costosi.

  • Vendere nel panico. Quando i mercati scendono, il dolore delle perdite diventa insopportabile e si vende per farlo smettere. Spesso proprio vicino ai minimi, trasformando un calo temporaneo in una perdita definitiva.
  • Tenere troppo a lungo ciò che perde. Vendere un investimento in perdita significa ammettere di aver sbagliato e rendere la perdita «reale». Così si aspetta che «torni in pari», anche quando le ragioni per cui lo si era scelto non valgono più. Al contrario, gli investimenti in guadagno si vendono troppo presto, per «mettere al sicuro» il risultato.

Un effetto collegato è la ricerca di una sicurezza apparente: tenere tutto sul conto corrente per non vedere mai un segno meno, accettando senza accorgersene la perdita lenta dovuta all’inflazione.

Il problema di guardare troppo spesso

C’è un modo semplice per peggiorare l’avversione alle perdite: controllare il portafoglio molto spesso. Su un orizzonte di un giorno, anche un investimento che nel lungo periodo è cresciuto mostra spesso un segno meno. Più spesso si guarda, più spesso si vede una perdita, e più forte diventa la tentazione di intervenire.

Gli economisti Shlomo Benartzi e Richard Thaler l’hanno chiamata avversione miope alle perdite: valutare un investimento di lungo periodo con il metro del breve periodo.

Come difendersi

Non si può spegnere l’avversione alle perdite, ma si può ridurne l’effetto:

  • guardare il patrimonio nel suo insieme, non il singolo investimento che scende: la diversificazione serve proprio a questo;
  • ricordare l’orizzonte di ciascuna parte del patrimonio: una somma che serve tra vent’anni non va giudicata sulla settimana;
  • diradare i controlli: per gli investimenti di lungo periodo, una verifica periodica è più utile di uno sguardo quotidiano;
  • decidere prima, a mente fredda, come comportarsi in caso di cali importanti.

Nella prossima lezione vediamo un’altra forza potente, che agisce soprattutto nei momenti di euforia e di paura collettiva: l’effetto gregge.

Autoverifica

Mettiti alla prova

4 domande · le risposte restano sul tuo dispositivo

  1. 1.Che cosa descrive l’avversione alle perdite?
  2. 2.Rifiutarsi di vendere un investimento in perdita «finché non torna in pari», anche quando le ragioni per cui lo si era scelto non valgono più, è un effetto…
  3. 3.Perché controllare il portafoglio ogni giorno può portare a decisioni peggiori?
  4. 4.Quale di queste è una difesa utile contro l’avversione alle perdite?

La lezione è segnata come completata. Puoi ripetere il quiz quando vuoi.

Contenuto a scopo informativo ed educativo: non costituisce consulenza personalizzata né raccomandazione su strumenti finanziari. Note legali