Se chiedi a un gruppo di automobilisti se guidano meglio della media, la grande maggioranza risponde di sì. Lo hanno mostrato diversi studi, a partire da una celebre ricerca degli anni Ottanta. Ovviamente non è possibile che quasi tutti siano sopra la media. Negli investimenti questa illusione ha un nome, eccesso di fiducia, e una compagna inseparabile: il bias di conferma.
Più bravi della media
L’eccesso di fiducia è la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità, le proprie conoscenze e la precisione delle proprie previsioni. Si manifesta in vari modi:
- sentirsi più abili degli altri nello scegliere investimenti o nel capire quando entrare e uscire;
- essere troppo sicuri delle previsioni: «quel titolo salirà», «i tassi scenderanno», come se l’incertezza non esistesse;
- attribuire i successi a sé e gli insuccessi alla sfortuna: quando un investimento va bene è merito nostro, quando va male è colpa del mercato.
Quest’ultimo meccanismo è particolarmente insidioso, perché impedisce di imparare dagli errori. E in un mercato che sale, quando quasi tutto guadagna, è facile scambiare la fortuna per bravura.
Che cosa costa
L’eccesso di fiducia porta a due comportamenti tipici:
- operare troppo: comprare e vendere spesso, inseguendo le occasioni. Una nota ricerca degli economisti Brad Barber e Terrance Odean sui conti di migliaia di famiglie americane ha mostrato che gli investitori che operavano di più ottenevano, in media, risultati netti peggiori. Costi e scelte sbagliate al momento sbagliato si sommavano;
- concentrare il patrimonio: se si è sicuri della propria idea, perché diversificare? È così che si finisce con una parte troppo grande del patrimonio su un solo titolo o un solo settore, rinunciando ai benefici della diversificazione.
Il bias di conferma
Una volta formata un’opinione, la mente fa di tutto per difenderla. Il bias di conferma è la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni che confermano ciò che pensiamo già, e a trascurare quelle che lo contraddicono.
Chi ha deciso che un investimento è eccellente leggerà con attenzione gli articoli favorevoli e scorrerà in fretta quelli critici. Ricorderà le volte in cui aveva ragione e dimenticherà quelle in cui aveva torto. Gli algoritmi dei social network, che mostrano contenuti simili a quelli che abbiamo già apprezzato, rendono l’effetto ancora più forte.
Abitudini che aiutano
Nessuno è immune da questi bias, nemmeno chi li studia. Alcune abitudini però ne riducono gli effetti:
- scrivere le decisioni: perché si compra, che cosa ci si aspetta, in quali condizioni si cambierebbe idea. Rileggere queste note a distanza di tempo è un esercizio di umiltà molto istruttivo;
- fare l’avvocato del diavolo: prima di decidere, elencare le migliori ragioni contro la propria idea;
- cercare fonti diverse, anche e soprattutto quelle che non la pensano come noi;
- confrontarsi con qualcuno di cui ci si fida, che possa porre domande scomode;
- mettere limiti alla concentrazione: decidere in anticipo quanto, al massimo, può pesare una singola idea nel patrimonio, per ridurre il rischio di concentrazione.
Nell’ultima lezione del percorso mettiamo insieme tutte queste difese in un sistema semplice: le regole per proteggersi da sé stessi.
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